We need saints with jeans and tennis shoes…

MemoriaBrandi2013Carissimi,
mi dicono che persino le suore di clausura possono oggi uscire fuori le mure per motivi speciali. Non so se sia vero per loro, ma per noi altri, decisamente sì. Il vescovo ieri ha puntualizzato discorsi che sento dappertutto da un po’ di tempo: siamo tutti missionari, quindi partiamo in missione! Poi, arrivano le solite domande: ma come fare, dove andare, che portiamo, che diciamo, e cosi via. Il vescovo non aveva tempo per invitare domande concrete, e poi non è detto che avrebbe offerto una risposta, che francamente dovrebbe venire da noi laici, “militanti” sul campo da una vita. Viviamo nel Cuore, cioè in bel mezzo al mondo, quindi non ci mancano occasioni e maniere in abbondanza per rendere testimonianza alla fede e comportarci da inviati. Forse ci spaventa il fatto di entrare in dialogo con laici assai preparati e pronti in materie, come è successo a san Paolo ad Atene; ma lo stesso Paolo ci offre un consiglio: semplicità e umiltà.

Ora vorrei condividere con voi un ottimo esempio di testimonianza di cui sono stata beneficiaria, sebbene molti anni successivi.

Era la fine degli anni sessanta in Nord America, in un’assemblea universitaria dove il movimento studentesco era in pieno fermento, con l’aborto, che stava per diventare legale in alcuni Stati, come l’argomento del giorno. Tutta l’assemblea, in mano e potere dei leader del movimento, era aggressivamente a favore dell’aborto, e io con loro. Discorso chiuso, fino a un certo momento quando poi una ragazza si alza, piccola, insignificante, con una vocina appena comprensibile, e dice: Non credo che abbiamo il diritto di decidere sulla vita di un altro. Solo Dio è il Signore e l’Arbitro della vita. O almeno questo era il succo del suo breve e impacciato discorso.

L’hanno mangiata viva! Parlare di Dio in questo genere di assemblea in quei tempi faceva ridere, poi era venuta fuori che era pure cattolica! Cari fratelli, potete ben immaginare le reazioni.

A quel punto qualche cosa in me è scoppiata, mi sono alzata pure io per dire che almeno potevamo prendere in considerazione le riflessioni di questa giovane per approfondire un po’ i nostri discorsi . . . accomodati Dio fra noi, farci sentire la tua voce!

Silenzio nell’assemblea, perché ero una nera fra bianchi che non osavano toccarmi poiché sarebbe politicamente scorretto.

Nonostante il discorso goffo di questa piccola cattolica, io restavo convinta del diritto della donna di abortire una gravidanza non desiderata, però, però, però, con un po’ di disagio in più.

Fratelli, basta una parola espressa umilmente, con timidezza e trepidazione ma con l’autenticità che lo Spirito ci dona quando parliamo onestamente dal cuore, poi possiamo sederci oppure addirittura andare via, sicuri che ci penserà lo Spirito santo al resto.

Dodici anni dopo circa sono stata battezzata nella Chiesa Cattolica, e eccomi qua oggi, nel suo seno in ascolto di ciò che mi dice il Signore, per poi andare a condividerlo con alcuni di quelli che incontro lungo la via. I modi di condivisione sono tanti, e pure le occasioni.

Grazie del ritiro di ieri, sono contenta che sono potuta venire. Qui sotto, un brano che un sacerdote irlandese mi ha dato, parole di papa Francesco. Chiedete a uno dei vostri giovani a tradurlo nello spagnolo, una bella lingua per la missione.
Buon lavoro, Patricia

“We need saints without cassocks, without veils –
We need saints that go to the movies, that listen to music, that hang out with their friends (…) We need saints that drink coca-cola, that eat hot dogs, that surf the Internet and that listen to their ipods. We need saints who love the movies, dance, sports, theater. We need saints that are open, sociable, normal, happy companions. We need saints who are in this world and who know how to enjoy the best in this world without being callous or mundane. We need saints.”
Pope Francis, 2013

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