III DOMENICA DELLA PASQUA /B – Omelia

Cosimo_Rosselli_Sermone_della_MontagnaIn questa terza Domenica di Pasqua, vorrei che per analizzare il Vangelo di oggi ci soffermassimo concretamente su tre elementi: L’esperienza, l’insegnamento e il mandato.
L’esperienza: Era un’esperienza di paura e spavento. Il Vangelo lo dice: «Gesù in persona stette in mezzo a loro e sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma». E questo è esattamente lo stesso tipo di paura che abbiamo quando Dio viene ad incontrarci nella nostra vita quotidiana, perché – non dimentichiamolo – le nostre esperienze quotidiane sono i segni della presenza di Dio. Ma, di solito, ammettiamolo, non riusciamo a credere o vedere la mano di Dio vicino a noi.

Per rendere più profonda e salda la fede dei discepoli e la nostra, Gesu dice «Toccatemi e guardate, un fantasma non ha carne e ossa, sono proprio io». Carissimi! Non dobbiamo essere come Tommaso per sentire ogni giorno la presenza di Dio nella nostra vita. Abbiamo un Padre misericordioso e amorevole che ci è sempre vicino e anche quando nei momenti di dolore e di angoscia, ci assale la paura o il dubbio, il nostro Dio continua a dirci ‘Pace a te’. La sua pace dissipa, annulla, zittisce tutto ciò che rende il nostro cuore pesante. Ascoltiamolo.

L’insegnamento: Cosa era l’insegnamento? L’insegnamento nasce dalla richiesta di Gesù «Avete qualche cosa di mangiare?». Gesù lo domanda non perché abbia fame, bensì per creare la possibilità di mostrare ed insegnare ai discepoli – e anche a noi – l’importanza dell’Eucaristia nella nostra vita cristiana. L’Eucaristia è un pranzo di unità e riconciliazione. Nell’Eucaristia, riviviamo ancora e ancora, ogni volta, la missione di Gesù nel mondo. Lui è l’Agnello di Dio che toglie i nostri peccati, accoglie la nostra supplica e ci riunisce al Padre. L’Eucaristia è un sacramento di pace. E questo ci porta dritti al Mandato.

Il Mandato: Avere ricevuto la comunione ci fa missionari nel mondo. Gesù dice: «Nel suo nome saranno predicati a tutti popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme». La parola ‘Gerusalemme’ è una immagine, una figura. Non dobbiamo certo andare in una terra lontana – tanto più che ai discepoli era vicina! -, dobbiamo iniziare dalla nostra parrochia e dalla nostra famiglia. Oggi, ora, ogni minuto, siamo le mani e i piedi di Gesù. Abbiamo il compito di convertire gli altri attraverso la nostra vita cristiana cioè perdonare gli altri, amare, aiutare e anche pregare bene. Vivere in questo modo significa continuare la missione di Gesù. Così la risurrezione diventa una cosa reale per noi e per gli altri e non più un fantasma.

Parliamo la lingua della risurrezione, ovvero la Pace e l’Amore. Possa Dio aiutarci ad essere autentici testimoni. Amen.

P. Herbert

okeyboss@yahoo.com

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