Lectio Divina : Ascensione del Signore

Bibbia“Il Signore Gesù fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”

Il Signore ascende al cielo per restare sempre con la sua Chiesa.

Questo paradosso ci lascia intravedere che, se da una parte Gesù è risuscitato ed è salito al cielo, dall’altra questo stesso Gesù è presente come Capo del suo corpo ecclesiale, cioè di coloro che, essendo stati innestati in Lui con il Battesimo, sono la continuità corporea della sua presenza nella storia. E’ il mistero che la solennità dell’Ascensione ci fa celebrare tra canti di gioia! “Ascende il Signore tra canti di gioia” (Salmo 46). La prima lettura, che riporta i primi 11 versetti del libro degli Atti degli Apostoli, racconta come, nei 40 giorni dopo la risurrezione, Gesù si mostrò vivo ai suoi discepoli, parlando loro del Regno di Dio, e come fu elevato in alto e una nube lo sottrasse al loro sguardo. Ma due uomini in bianche vesti si presentarono e dissero: “Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cu l’avete visto andare in cielo”. E’ la promessa del ritorno glorioso di Gesù alla fine dei tempi. Paolo nella sua lettera agli Efesini, che possiamo considerare quasi un suo testamento spirituale, ci dice che il Signore salendo al cielo, ha distribuito doni agli uomini, che sono i diversi ministeri ecclesiali a servizio del Regno, al “fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio”. Il Vangelo secondo Marco ci assicura che Gesù rimane comunque tra noi, nella sua Chiesa e ci invia ad annunciare il Vangelo: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura” e conclude: “Mentre il Signore agiva insieme a loro e confermava la Parola con i prodigi che l’accompagnavano”. L’unità e la crescita della Chiesa si realizzano con la partecipazione attiva di tutti i battezzati, uniti a Cristo. L’amore che abbiamo ricevuto in dono ci rende artefici della comunione insieme allo Spirito santo, che è lo Spirito di Gesù.

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura

“15 Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. 17 E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno»”.

Questi versetti appartengono al secondo finale del Vangelo di Marco che sintetizza molto bene le diverse conclusioni dei racconti degli altri evangelisti e degli Atti degli Apostoli. La liturgia ci propone proprio gli ultimi versetti, la scena finale: Gesù prima di salire al cielo dona ai discepoli il mandato missionario universale, corredato dai segni che accompagneranno quello che credono. Il Vangelo è causa efficace di salvezza in tutti coloro che credono, al punto che saranno preservati dal male e rinnoveranno i segni di liberazione compiuti da Gesù: la Chiesa, corpo di Cristo glorioso, continua a vincere il male del mondo. Tra i segni ci sono proprio gli esorcismi, perchè i demoni che insidiano gli uomini per condurli al male, saranno scacciati nel nome di Cristo. I discepoli, scoprono, così, di essere testimoni della vittoria del Signore sul male e sulla morte, vittoria che ha aperto il passaggio a tutti gli uomini perché ritornino alla pienezza della vita. E il «Nome» che espelle il «nemico». Il «nemico» è esorcizzato: “Nel mio nome espelleranno i demoni”. Viene espulso quel «nemico» che ci chiude nella tristezza, ci intrappola nella solitudine, ci riduce all’abitudine del nostro fallimento. Poi parleranno lingue nuove: l’allusione è alla Pentecoste. È la gioia che ci inserisce in un circuito di eventi, di relazioni, per cui è il mondo intero che riceve il Vangelo e diventa lo spazio della gioia. Questi segni alludono a tutte le contrarietà che s’incontrano nel corso del viaggio, ma tutte le contrarietà assumono la fisionomia di occasioni propizie, benefiche, addirittura terapeutiche. Serpenti, ma il loro veleno non reca danno, il veleno stesso diventa medicina. Tutti i dati negativi con cui inevitabilmente bisogna misurarsi, diventano occasioni benefiche per procedere nel cammino, una scoperta dopo l’altra. Inoltre imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Ancora una volta si allude a una scoperta sbalorditiva per i discepoli nel corso dell’evangelizzazione, perchè questo è il tempo nel quale siamo messi in grado di far qualcosa di buono per gli altri.

Il Signore operava insieme con loro

“19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. 20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la Parola con i prodigi che l’accompagnavano”.

Contempliamo l’icona dell’Ascensione. Che cosa vediamo? Gesù che sale al cielo, o Gesù che ritorna? Che giorno è questo? È il giorno della «Ascesa», perché lui è stato intronizzato glorioso, vittorioso, trionfante ma è anche il giorno della «Venuta». Tutti i nostri tempi sono interni a questa signoria di Cristo sul tempo, sono interni a quel «giorno» che è il suo e che è unico e definitivo. È il giorno della «Ascesa», è il giorno della «Venuta». Un intervallo di tempo che durerà generazioni e generazioni, secoli e millenni, e, in questo intervallo, ciascuno di noi è presente con il suo tempo. Infatti anche noi siamo interni a quel tempo, perchè colui che sale al cielo è colui che viene: “Come l’avete visto salire al cielo ( … ) così tornerà”. L’icona ci dà una figurazione sacramentale del tempo. Ma che tempo è questo? Quale misura temporale si va determinando man mano che passano i giorni e le notti e le stagioni e gli anni? E, man mano, si avvicina il crepuscolo ed ecco, c’è chi si addormenta oggi, chi domani, chi già dorme da un pezzo. Questo è il tempo del Signore!

L’«Ascensione» al cielo di Gesù è rivelazione per noi della sua signoria sul tempo, sui nostri tempi, sul mio tempo. Gesù è il Signore del tempo. E questi sono i tempi del discepolato, i tempi della vita cristiana, i tempi della Chiesa presente nella storia umana. La Chiesa è nel tempo della storia umana ed è il tempo della storia umana che appartiene, in tutto il suo svolgimento, alla signoria di Cristo, ed è tutto incastonato nel suo Giorno. Nel giorno unico ed eterno, definitivo, della sua intronizzazione gloriosa alla destra del Padre.

L’icona mette in risalto, a prima vista, la distanza tra il Signore intronizzato nella Gloria e noi. Distanza, che si presenta come una barriera che separa il suo tempo, definitivo ed eterno, il giorno della sua signoria, dai nostri tempi, che passano. C’è una barriera che separa la zona superiore da quella inferiore. È una barriera spaziale e temporale. Tutto quello che avviene nella zona inferiore dell’icona e che riguarda i tempi del discepolato, della vita cristiana, della Chiesa, i tempi dell’Evangelo, cioè tutto quello che avviene nei tempi della storia umana, si svolge e si consuma nell’«oggi» eterno di Cristo Signore.

La distanza però non segnala una estraneità, ma si rivela a noi come l’attualizzazione dell’appartenenza di tutti i tempi dell’Evangelo all’«oggi» eterno di Cristo Signore. Questa appartenenza è permanentemente attuale. Stare nei tempi della nostra storia umana, che sono i tempi della evangelizzazione in atto, stare nei nostri tempi, significa, per noi, scoprire che siamo immersi nell’«oggi» eterno di Cristo Signore. Nella zona inferiore dell’icona, troviamo due figure angeliche e al centro la Madre del Signore che guarda verso di noi. È l’unica figura che guarda verso di noi tra quelle presenti nella zona inferiore. Gli altri personaggi, sei da una parte e sei dall’altra, sono i discepoli, rivolti verso colui che sale che, allo stesso tempo è colui che viene. E, notate come i loro atteggiamenti sono ben diversificati e così possiamo cogliere le due grandi modalità di permanenza nel tempo che sono proprie della Chiesa. La Chiesa è presente, essa stessa, nel tempo della storia umana.

E le diverse modalità di star nel tempo, di dimorare nel tempo, per i discepoli, sono il modo per dare testimonianza dell’appartenenza di tutti i tempi della storia al giorno eterno di Cristo Signore. I sei sulla destra sono fermi, quasi immobilizzati. Sono in attesa, sono i discepoli che ricordano, esprimono la memoria, l’attesa della Chiesa. Dall’altra parte ci sono discepoli animati da uno slancio e sembrano impegnati come in un inseguimento. Gli atteggiamenti sono molto diversi. Quelli sulla destra, sono gli uomini della memoria, dell’attesa, quelli sulla sinistra, sono gli uomini della ricerca, che stanno saltando, che vogliono scavalcare limiti e orizzonti, il loro atteggiamento è riconducibile, esattamente, a un inseguimento che li protende verso orizzonti ancora inesplorati. Questi sulla destra sono i testimoni dell’adorazione. Questi sulla sinistra, sono i testimoni di quella «corsa» che l’Evangelo secondo Marco chiama «fuga», che poi è esattamente la corsa missionaria che impegna i discepoli sui tutte le strade del mondo, in tutte le direzioni; è il contatto con la moltitudine delle realtà di questo mondo che si dispiega inesauribilmente dinanzi a coloro che corrono per l’annuncio del Vangelo.

Sulla destra coloro che invocano, sulla sinistra coloro che sono alla ricerca di incontri sempre nuovi aperti a tutto, sempre, dovunque. Sulla destra, coloro che invocano: «Vieni!». Sulla sinistra, coloro che, nell’incontro con tutto, sempre, dovunque, sono testimoni di gratitudine, e nell’Eucaristia dicono: «Grazie!». Sono i tempi della storia umana, ma quei tempi nei quali si svolge il nostro cammino, la nostra ricerca, la nostra fatica, la nostra vocazione e le nostre contraddizioni, le nostre miserie, i nostri errori e la nostra tristezza. La nostra vita si svolge tra quella invocazione, che ricapitola tutto: «Vieni!» e quell’atto sempre necessario di gratitudine eucaristica che ci conduce a riconoscere, apprezzare, il valore di tutto quello che incontriamo, dovunque ci troviamo, in qualunque occasione temporale e spaziale.

Tra il Signore, che è intronizzato nella Gloria, che «sale» e che «viene», e noi che stiamo nella zona inferiore e ci muoviamo attorno alla Madre del Signore, c’è una circolazione invisibile che riusciamo a intuire senza alcuna fatica, perché quell’angelo che sta sulla destra, pesa verso il basso; quell’angelo che sta sulla sinistra si solleva verso l’alto. La Madre del Signore è il perno di tutte quelle differenze che possiamo riscontrare nei personaggi presenti nella zona inferiore, immagine del nostro tempo, in questi tempi che sono i nostri. Tra le due scene c’è come un vortice di vento che spinge contemporaneamente verso l’alto e verso il basso. L’angelo che sta sulla destra è pesante, c’è un soffio che preme su di lui e che lo piega verso il basso. Quell’altro sulla sinistra, invece, è come sollevato verso l’alto! E vediamo il monte degli Ulivi. E gli ulivi non fanno più da barriera, ma da segnali che accennano, in forma quasi sacramentale al passaggio di una corrente che rende permanentemente attuale la comunione con noi, con i nostri tempi, e con il giorno eterno di Cristo Signore.

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Liturgia del Giorno

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