Lectio Divina : “Attendiamo nella speranza la manifestazione gloriosa del Signore”

Bibbia

Siamo quasi alla fine dell’anno liturgico e la liturgia di questa penultima domenica del tempo ordinario ci invita a ravvivare la nostra speranza nella certezza della fedeltà del Signore alle sue promesse. La Parola di Dio ci presenta il grandioso scenario della conclusione della storia della salvezza con il ritorno del Figlio dell’Uomo, che tutti potremo contemplare nella sua gloria. La prima lettura, tratta dal profeta Daniele, attraverso una serie di immagini di speranza, ci descrive la profezia della salvezza finale promessa al popolo di Dio, provato da molte tribolazioni. Il Salmo 15, ci fa pregare: “Proteggimi , o Dio, in te mi rifugio”, destando in noi la certezza gioiosa che la nostra vita è nelle mani del Signore, che non ci abbandonerà al potere del morte. La seconda lettura, tratta sempre dalla Lettera agli Ebrei, continua a presentare il sacerdozio di Cristo, che dopo aver offerto in sacrificio se stesso, si è assiso per sempre alla destra di Dio Padre. Il Vangelo di Marco ci annuncia la conclusione della storia e ci invita a riconoscere i segni della fine, come fa il contadino che riconosce, nel fico, i segni dell’estate ormai prossima. Sono i giorni della grande tribolazione in cui anche il cosmo viene sconvolto, segni dell’imminente venuta del Figlio dell’uomo, che tutte le genti potranno vedere mentre viene con grande potenza. Siamo così invitati a vivere nella speranza e non nella paura, in attesa del Signore, che viene a compiere le sue infallibili promesse.

Vedere la storia a partire dalla fine

Siamo al capitolo 13 del vangelo secondo Marco, e ci troviamo pienamente inseriti nel «discorso apocalittico». C’è tutta una problematica che riguarda il linguaggio «apocalittico», val la pena ricordare che nel linguaggio «apocalittico», il riferimento è alla «visione». Gesù è a Gerusalemme, esce dal Tempio, sul Monte degli Ulivi e osserva. I discepoli l’interrogano e Gesù risponde e la sua risposta è lunga e articolata, che gli esegeti chiamano: il «discorso apocalittico». Gesù dinanzi alla scena, che troviamo nei primi versetti del cap 13, si affaccia sulla balconata che è il Monte degli Ulivi. Ha dinanzi a sé il Tempio, il panorama di Gerusalemme, la strada del suo popolo. Ma possiamo dire che ha dinanzi a sé la storia umana, l’orizzonte così ampio da contenere tutto quello che è nel mondo e tutto quello che è avvenuto, avviene, avverrà. È la storia umana e Gesù «vede». E’ necessario rimarcare questa scena, il valore di questo modo di sedersi e osservare, guardare, vedere: la «visione» di Gesù a cuore aperto. È la visione del Figlio.
Lo sappiamo fin dall’inizio della catechesi evangelica, nel capitolo primo, Gesù inizia la sua vita pubblica, a cuore aperto e vede tutto. Vede noi, come vede i primi discepoli e gli altri che si sono aggiunti e tutto quello che va dipanandosi sotto il suo sguardo: un formicolìo di gente e di situazioni le più diverse. Il Figlio vede tutto a cuore aperto. Che significa? Significa che Gesù vede tutto a partire dalla «fine». Questo è un atteggiamento tipico del «messaggio apocalittico». È il linguaggio che è in grado di interpretare tutto del mondo e tutto quel che avviene nella storia umana, a partire dalla «fine». Perchè la «fine» appartiene a Dio. Perchè la «fine» è rivelazione della «Signorìa» di Dio.

Con il cuore aperto del Figlio Gesù

Nel cuore aperto di Gesù la luce che splende. È quella luce che rende possibile la visione del mondo e la visione della storia umana, in corrispondenza a quella iniziativa di Dio che sta all’inizio e che costituisce la realtà finale: la «Gloria di Dio». Il discorso che leggiamo in questo capitolo 13, è discorso che ci parla di quello che avviene nella storia umana, sulla scena del mondo, a partire dalla «fine», da quel punto di vista che consente di vedere e interpretare ogni cosa alla luce della «Signorìa» gloriosa di Dio.
Il discorso di Gesù ci invita a vedere come è aperto il cuore suo. Così come il cuore è aperto per ascoltare, il cuore è aperto per «vedere». Gesù, il Figlio, dimostra di essere il «Signore della fine». E tutto quello che finisce, che si corrompe, che si consuma, tutto va a depositarsi nel suo cuore umano di Figlio di Dio. Cuore aperto in ascolto della Parola. Cuore aperto che «vede» tutto quello che finisce. Ed è Lui che si presenta a noi come protagonista della «fine», come l’«interprete» di quello che sta avvenendo, nel senso che tutto viene interpretato da Lui in rapporto a quella «fine» che rivela la «Signorìa» di Dio. La «fine» non è la suprema disgrazia, anzi è la rivelazione della «Gloria di Dio». E’ Lui che avanza e il tempo della massima contraddizione non è abbandonato a se stesso ma è il tempo nel quale dice la sua.
La liturgia di questa domenica ci presenta la conclusione del discorso apocalittico: “[ma] in quei giorni, dopo quella tribolazione”, è il tempo della sua «venuta». Qui troviamo tante citazioni di testi anticotestamentari: “il Figlio dell’Uomo viene sulle nubi con grande potenza e gloria”. E’ il tempo della «venuta» che comporta il crollo di tutto. E, quando tutto è crollato, Lui viene. E sta venendo, ma il crollo di tutto non è l’esplosione del mondo che sparisce. è l’affermazione della sua «Signorìa». È la rivelazione della gloria di Dio. E tutto questo mondo che sta crollando e tutti noi che stiamo finendo, siamo, con tutta la creazione che ci sta dintorno e con tutto quello che è stato nel passato e che ancora sarà nelle generazioni future, noi siamo ricapitolati alla sua presenza. E dovunque precipitiamo, incontriamo Lui, perchè Lui viene. E, viene, in modo tale da passare attraverso tutte le zone oscure, tutte le zone impervie, tutte le zone infami, tutte le durezze, tutte le profondità infernali. Quale che sia l’abisso in cui noi andiamo a finire: Lui viene. È il tempo della storia umana.

Allora vedranno Il Figlio dell’uomo venire

Ma è il tempo del cuore umano che è alle prese con le proprie contraddizioni: “allora vedranno” questo verbo è molto importante: “vedranno il Figlio dell’uomo venire”. Mentre noi stiamo crollando, si sta consumando la durezza del cuore umano, si sta esaurendo questa storia inquinata, questo mondo invaso dall’idolatria, si conclude questa faticosa avventura della vita chiamata alla salvezza, che si apre alla visione della gloria del Signore. Questo verbo “vedranno” ricorre ancora nel cap 14, v 62 quando, durante la passione, il sommo sacerdote interroga Gesù “sei tu il Figlio di Dio? Sei tu il Cristo il Figlio di Dio?” E Gesù risponde: “Io sono e voi lo vedrete” «Vedranno».
Riprendiamo il nostro testo dal v 28 al v 32: “dal fico imparate” Ora Gesù aggiunge una parabola, riguarda la fine dell’inverno. Ce ne parla Lui, a partire dalla «fine». E ora stiamo imparando a sintonizzarci con Lui per ascoltare. Sintonizzarci con Lui per vedere. Stiamo imparando a cantare con Lui, nell’eco del suo canto e del suo discorso, cantare la «Gloria di Dio». È finito l’inverno. C’è qualcuno che sta bussando alla porta.
E la porta è il termine usato per parlare della pietra del sepolcro. Ricordiamo la porta nel «Cantico dei Cantici»: “C’è qualcuno che sta alla porta e bussa!” “quando vedrete accadere queste cose sappiate che Egli è vicino”. Alla porta. E insiste: “in verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute, il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno”. Sono Parole inesauribili. E c’è quella Voce che continua a ripetere parole inesauribili, quando ascoltiamo la Parola. Quella Voce che proviene da Colui che sta bussando alla porta. Questo è il nostro tempo. È la fine dell’inverno. È la nostra «fine». Sta finendo l’inverno e stiamo finendo noi in questo mondo ma la porta del Regno si apre perché viene Lui.
È la Voce di Colui che viene, che sta assumendo una straordinaria capacità di educazione della nostra stessa voce. Stiamo imparando a ripetere le sue parole. A riecheggiare il suo canto. A parlare come parla Lui. A bussare come bussa Lui. Qui il quadro, si conclude con il Nome: «Padre». E, qui, è il punto, quale giorno, quale l’ora, nessuno sa, siamo ignoranti, nemmeno il Figlio. Solo il «Padre». È esattamente la Voce del Figlio che riecheggia in noi, è la Voce sua che si fa sempre più eloquente, parla in noi. È la Voce che invoca il Padre. Bussa alla porta? Bussa là dove il nostro cuore umano si sta frantumando e la Parola, è ascoltata e, la scena del mondo, viene alla luce.

Vegliare per imparare a pregare: Padre

E siamo l’ultimo quadro del discorso, che il nostro testo liturgico non prende in considerazione, ma che è necessario per concludere il discorso di Gesù sulla fine: “state attenti, vegliate” al versetto 33. E’ il tempo della «veglia». E’ la «veglia» per eccellenza. La «veglia» che ha avuto luogo nella notte del Getsemani, nel capitolo 14 dal versetto 32 al versetto 42, là dove il nostro evangelista Marco, dice e ridice: “Gesù invocava Abbà”. Mentre siamo nell’ignoranza perchè non sappiamo quando, noi possiamo pregare con Gesù dicendo Abbà, perchè questo è il tempo che rende tutto il significato e tutto il valore di quella «veglia».
È il tempo, nel corso del quale, siamo svuotati da quello che è il nostro potere di corrompere il mondo, di farlo brutto. Siamo svuotati di quel potere che ci denuncia come gli occupanti abusivi di un mondo che viene sottoposto a un dominio spietato perché non glorifica Dio. Ebbene da questo potere siamo svuotati, siamo ignoranti. Man mano che siamo, per così dire, inchiodati nell’evidenza della nostra ignoranza, che poi è l’evidenza del nostro «grande peccato», è anche il tempo nel quale stiamo apprendendo, in comunione con Gesù che è il Figlio, a invocare il mistero di Dio e a chiamarlo Padre: «Abbà», Padre.
È così in questo nostro apprendistato stiamo imparando a celebrare la «Gloria di Dio». E, là dove il Signore Gesù si è rivolto a noi e continua insistentemente a rivolgersi a noi, a bussare alla porta, per suggerirci quel mormorìo che, nel cuore, man mano prende vigore e poi trabocca, ed ecco: stiamo imparando a invocare «Abbà», Dio Padre nostro.

Traduttore

Liturgia del Giorno

Dove siamo

Click to open a larger map

Clicca per ingrandire