Lectio Divina : Solennità Gesù Cristo Re dell’Universo

Bibbia

L’anno liturgico si conclude con una festa solenne che celebra Gesù Cristo, Re dell’universo. Siamo convocati per contemplare il compimento del Regno di Dio, un regno che si manifesta nella Signoria di Gesù, il Cristo, che ha attraversato la morte per vincere la nostra morte e si è assiso alla destra del Padre. Il suo Regno svela il senso della storia umana e della nostra vita, perché la regalità di Gesù non ha nulla a che vedere con il modo di esercitare il potere da parte del mondo: Cristo regna dalla Croce perché ama e la croce diventa il trono dal quale dona la sua vita per salvare l’umanità. Di potere parlano le tre letture: nella profezia di Daniele il potere di “colui che appare sulle nubi del cielo” è caratterizzato dall’aggettivo eterno che indica la sua qualità divina. La seconda lettura, tratta dall’Apocalisse ci presenta Cristo come “testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre”. Anche il Vangelo di Giovanni parla di potere, ma quello dell’amore che dona la vita. Siamo nel momento della passione in cui Gesù, davanti a Pilato, manifesta che la sua regalità, che non ha origine da questo mondo ma da Dio. Gesù è Re venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità di Dio e alla verità dell’uomo.

Sei tu il re dei Giudei?

Nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 18 inizia il racconto della passione di Gesù e nei versetti che la liturgia ci fa meditare siamo al momento del dialogo tra Gesù e Pilato, dal v 33. Pilato rientra nel pretorio e fa “chiamare Gesù”. Notiamo qui il verbo phonìn, chiamare, mentre phonì è la voce. Pilato esercita il suo potere, fa il suo mestiere di magistrato, che deve trovare in Gesù una imputazione tale da potergli comminare la pena di morte, come gli hanno chiesto i sommi sacerdoti. Egli ostenta un potere che è comunque corrotto, perché non può decidere liberamente come la sua condizione gli permetterebbe, ma è ricattato dai poteri forti del Sinedrio. Allora trova subito un’imputazione che è più che sufficiente per condannare a morte l’imputato: «Tu sei il re dei Giudei?». Sino ad ora nessuno ha parlato prima in questi termini, semplicemente gli è stato detto: Guarda che tu lo devi uccidere. Tu devi esercitare il tuo potere, spetta a te, devi eliminarlo, ma non c’è stata un’accusa precisa, circostanziata. Non è stata messa a punto un’imputazione documentata, che dovrebbe provare la colpevolezza dell’imputato. No! Tu devi esercitare il tuo potere. È il mestiere di Pilato trovare l’imputazione adatta, con un linguaggio giuridicamente corretto, che appunto sia premessa valida per giungere a una condanna a morte di Gesù.

Da parte sua, Pilato, imposta le cose come una dimostrazione che la regalità di Gesù, re dei Giudei, è clamorosamente squalificata. Ma quale re? Su questo suo modo di ragionare Pilato tornerà successivamente, ma ora s’impone un chiarimento.

Gesù da parte sua ha risposto inizialmente: Ma chi ti ha detto questo sul mio conto?». Questo te lo sei inventato tu, lo dici tu dal tuo punto di vista. Questo è un modo di ragionare proprio della tua condizione, nel tuo contesto. È in quel certo modo di esercitare il potere che dona a Pilato gli strumenti per imporre la morte. E Pilato borbotta, sembra proprio che sia abbastanza infastidito da tutta questa faccenda. E dice: Ma io non c’entro. Sono quelli della tua gente che mi hanno tirato in mezzo, che cosa hai fatto? E Gesù risponde, v 36: “Il mio regno non è di questo mondo”. Qui bisogna correggere, perché il testo non dice: … di questo mondo; ma [da] questo mondo; è diverso. «Il mio regno non è [da] questo mondo; se il mio regno fosse [da] questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è [da] quaggiù».

Gesù fa riferimento a un’altra origine del suo Regno, la sua regalità non viene dal mondo ma dal Padre. Non c’è un regno in questo mondo e un regno in un altro mondo. Ma è una questione di origine. Il regno di cui Gesù sta parlando è presente in questo mondo, ma non ha la sua origine in questo mondo. Il regno di Dio è presente in questo mondo, per fare nuove tutte le cose. Pilato ha fatto chiamare Gesù, e il verbo phonìn, dice che c’è un’altra voce rispetto a quella di Pilato. È un’altra voce a cui Gesù sta rispondendo.

Andiamo al cap 12, dove Gesù è entrato a Gerusalemme, v 27: “Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! Padre glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!»”. La gente dice: sarà stato un tuono, sarà stato un angelo. E Gesù risponde: «Questa voce non è venuta per me ma per voi”. Gesù è in dialogo con questa voce, è la voce del Padre. È lui, il Figlio, che è testimone della relazione con il Padre, testimone della regalità di Dio. È quello che Gesù sta cercando di spiegare a Pilato e Pilato incalza: “Allora, tu sei re?”. Pilato vede le cose dal suo punto di vista, per lui, la regalità di Gesù è il motivo per condannarlo a morte.

Sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità

Dunque tu sei re?”. E Gesù risponde: «Tu lo dici», che non vuol dire proprio “Sì”. ma guarda che tu lo dici a modo tuo. Gesù infatti si riferisce a un’altra regalità, a un’altra voce a cui sta rispondendo, a una missione che ha ricevuto e che è il suo modo di attestare la paternità di Dio a cui sta rispondendo come Figlio e testimone. E’ il suo modo di esercitare la libertà in una comunione d’amore indissolubile con il Padre, il Figlio che è testimone della regalità di Dio. E allora Gesù aggiunge: «Io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Il brano evangelico di questa domenica si ferma qui. Gesù parla della verità. È un termine che ritorna più volte nel Vangelo secondo Giovanni. E qui, come anche altrove, verità significa quell’intenzione che è custodita nell’intimo di Dio, l’intenzione fedele, stabile, dove dire verità è un termine teologico che si riferisce alla fedeltà di Dio, che riguarda la volontà di comunione che sta all’origine di tutto. È il motivo per cui Dio ha creato, e per cui è all’opera nel corso della storia umana. E Dio chiama gli uomini alla vita. Verità: è il segreto di Dio svelato, attivato; che diventa dimostrazione operosa ed efficace di come la sua fedeltà d’amore sia in grado di raccogliere in unità la creazione frantumata dal rifiuto del peccato. Ricapitolare il disegno della storia inquinata, che va verso la morte, in obbedienza alla sua originaria volontà d’amore. È la verità. E dice Gesù: Io sono qui per la verità per rendere testimonianza alla verità. Gesù sta dicendo: Io non vado incontro alla morte perché tu mi condanni. Ma vado incontro alla morte perché rispondo al Padre che mi ha chiamato e mi ha inviato. “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo”.

La voce che chiama alla vita e alla libertà

C’è una coincidenza tra la missione di Gesù nella storia umana e il suo essere generato dal Padre, il suo essere Figlio, inviato nella carne umana. E questo è il motivo per cui Gesù è Re e fa udire la sua voce. Questa è la voce, spiega Gesù a Pilato che non capisce perché ha altro da pensare «Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Gesù è Re perché chiama alla libertà il cuore di ogni uomo. La libertà di una vita da affrontare, da offrire come risposta d’amore al Creatore che l’ha creato per la pienezza della vita. Questa è la sua voce. È la voce del Re che raggiunge l’abisso più oscuro e più inquinato della nostra condizione umana, e provoca un’eco che man mano affiora, si esplicita, si purifica sino a diventare un canto di Alleluia. È il modo di Gesù di esercitare la regalità. È il modo di regnare che si esprime come capacità di attirare, di coinvolgere, di vivificare. Ora, nel nostro testo, in maniera ancora più precisa si parla di una voce. E di una voce che scandaglia gli abissi, una voce che penetra nei segreti più nascosti e in questo caso più contagiati da tutte le miserie della nostra condizione umana: il fondo del cuore! In certi momenti affiora simile ad un inferno!

Questa voce nel Vangelo secondo Giovanni. risuona dall’inizio con progressiva intensità, eloquenza, capacità di penetrazione. Nel cap 3, v 29, è Giovanni Battista che dice: Io non sono il Cristo! Io sono … l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo”. Più avanti, cap 5, v 25: “In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, … e quelli che l’avranno ascoltata, …”. E’ la voce che parla anche ai morti. Al cap 10 troviamo la voce del Pastore che chiama le pecore per nome, una per una. Ed è una voce inconfondibile, una voce che le pecore conoscono bene, come il pastore conosce bene le sue pecore. Al v 3: “Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori”. Al v 5: «Un estraneo non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». È la voce del pastore.

Poi nel cap 11, la phonì, è la voce di Gesù, che risuona con autorevolezza straordinaria, quando chiama Lazzaro a uscire dal sepolcro. Al v 43: «E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Questa è la voce del re! È la voce di Gesù, che si è chinato, si è piegato, si è avvicinato, ha toccato la polvere, è sceso nel sottoterra della nostra condizione umana, ha toccato il fondo dell’abisso per conquistarci con l’amore! È proprio lui che regna. E regna in quanto solleva il granellino di polvere e intronizza la creatura squalificata sul suo seggio regale.

Quando Pilato, alla fine dell’interrogatorio, presenta Gesù ai Giudei, con un tono di disprezzo dice: «Ecco il vostro re!» Ma è  proprio vero, Gesù è il nostro Re! E noi siamo finalmente liberi per affrontare il cammino della vita come una risposta d’amore, che non ci sarà più ostacolata da nessun angolo oscuro, con cui siamo alle prese nelle vicissitudini dolorose. Quale che sia il momento di desolazione, di sconfitta, di cui subiamo le conseguenze, se Gesù è il nostro, sempre e dappertutto, possiamo cantare: alleluia! Gesù, il Re dell’universo, il nostro Re che fa di noi persone libere, amate e capaci di amare.

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Liturgia del Giorno

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