Lectio Divina: “Beata colei che ha creduto”

Bibbia

La quarta domenica di Avvento, vicinissima alla celebrazione del Natale, ci presenta Maria, la Madre del Signore, che si reca in visita ad Elisabetta. Proprio lei, che per prima ha ricevuto la bella notizia dell’Incarnazione del Figlio di Dio, si mette subito in viaggio per portarla ad Elisabetta. Il Figlio di Dio si è fatto carne nel suo grembo, per questo Maria è Vergine e Madre. Ecco la grande novità dell’Evangelo, la novità di Dio, la inaudita notizia che il Figlio di Dio, facendosi uomo nel grembo di Maria, unisce nella sua persona Dio e l’uomo, e riconcilia tutte le realtà che erano separate ed opposte: Dio e l’uomo, il cielo e la terra, le cose visibili e quelle invisibili, la verginità e la maternità.

Il profeta Michea, nella prima lettura, ci parla delle preferenze di Dio per i piccoli e i poveri: il Messia nascerà a Betlemme e sarà un pastore che pascerà con la forza di Dio ed Egli stesso sarà la pace. Il salmo 79, declinando ancora la figura di Dio Pastore che viene a salvarci, ci fa esprimere il desiderio di vedere il volto di Dio, con la preghiera: “Signore, fa splendere il tuo volto e noi saremo salvi”. La lettera agli Ebrei ci presenta il mistero dell’Incarnazione del Figlio, che prende un corpo mortale in obbedienza alla volontà del Padre.

Il Vangelo corre

Il contesto in cui è collocato il racconto di Luca è quello dei primi due capitoli, il cosiddetto Vangelo dell’infanzia di Gesù. Il capitolo primo racconta due annunciazioni, a Zaccaria e a Maria e, come in un dittico, ci presenta il diverso atteggiamento dei due protagonisti: Zaccaria non crede e rimane muto, Maria crede e si affida alla Parola, che, fattasi carne nel suo grembo, comincia ad evangelizzare, a recare liete notizie. “39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda”. Subito dopo il suo Sì al messaggero di Dio, Maria si alza e in fretta si mette in cammino verso una regione montuosa della Giudea. Degno di nota il verbo usato dall’evangelista nel descrivere il movimento di Maria nell’alzarsi: αναστᾰσα (anastasa = risorta), participio del verbo ἃνίστημι (anistemi) che è il verbo della risurrezione dai morti. Dal momento in cui la Vergine Maria ha accolto il Verbo del Padre nel suo grembo, è come risuscitata a vita nuova, in lei si compie una novità totale: la novità di Dio, il Figlio Amato che si fa carne e che abita il grembo di Maria, rendendola dinamica nell’amore e nel servizio.

E’ detto ancora che Maria si mise in cammino in fretta: σπουδῆς (spoudes = sollecitudine). E’ la sollecitudine di chi ha una bella notizia da portare ed anche di chi portandola si rende testimone della sollecitudine di Dio Padre per tutti i suoi figli. E’ la stessa premura che caratterizza i pastori che vegliavano il gregge nelle colline attorno a Betlemme e che, dopo aver ricevuto l’annuncio della nascita di Cristo, corrono in fretta e con il cuore pieno di gioia a vedere il Bambino: “Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2, 16).

In questa corsa possiamo riconoscere il Vangelo che corre per le strade di Israele e, da quel momento in poi, continuerà a correre per tutte le strade del mondo, come dice il Salmo 147, 15: “La sua Parola corre veloce…”. E’ la parola del Signore che si è affidata anche a noi affinché possiamo accoglierla, viverla, proclamarla, donarla, annunciarla a tutti coloro che il Signore mette sul nostro cammino. La Parola è vita, dinamismo, se è accolta converte la nostra vita e diventa sale e luce anche per la vita degli altri. Quando una parola di Dio ha toccato veramente la nostra vita allora essa diventa fuoco vivo che illumina e riscalda, riempie di gioia e di pace anche il cuore di chi ci sta vicino.

Maria cammina in fretta verso la montagna: da Nazareth, si sposta dalla Galilea alla Giudea, verso una piccola città di Giuda, non meglio identificata, ma che comunque segnala che non si trattò di un viaggio breve, ma piuttosto lungo. Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta.

Il saluto e la benedizione

“40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” 

Entrando in casa Maria saluta, ma questo non è un saluto qualsiasi, questo è un annuncio di pace, un augurio efficace che fa sussultare il bambino che Elisabetta porta nel grembo: è lo shalom biblico pieno di fecondità e di vita. Un saluto, che sulla bocca di Maria, fa cogliere ad Elisabetta e a Giovanni nascosto nel grembo, la presenza di Gesù, il Figlio di Dio, nel suo ingresso nella storia. E’ lo stesso saluto di pace, “shalom” che Cristo risorto rivolgerà ai suoi discepoli increduli ed impauriti dopo la passione (Cf Lc 24, 36). E’ un saluto che colma Elisabetta di Spirito Santo e dona alla sua parola la forza della profezia: “Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”. E’ lo Spirito che rende capace di discernere ed interpretare quello che avviene nella sua vita, per riconoscervi la presenza amorevole di Dio. Senza il dono dello Spirito Elisabetta non avrebbe potuto riconoscere in Maria l’opera di Dio, il mistero che si sta compiendo in Lei.

Al saluto di Maria, la cugina risponde con una duplice benedizione: quella benedizione che dilaga nel mondo e vince ogni male, la benedizione che noi ripetiamo frequentemente nella preghiera dell’Ave Maria, e spesso non ne cogliamo l’intensità e la bellezza. Benedire è un atteggiamento di apertura e di adesione al mistero che Dio stesso ha deposto e seminato nel cuore umano e in tutto l’universo da Lui creato. Noi siamo continuamente benedetti da Dio e, a causa di questa benedizione accolta con gratitudine, possiamo a nostra volta benedire: benedire Dio e lodarlo in ogni cosa, benedire il nostro prossimo e trasmettere la gioia che abita nel nostro cuore.

Possiamo ricordare il cantico dei tre fanciulli ebrei gettati nella fornace ardente da Nabucodonosor, che invece di aver paura, si effondono in una benedizione che raggiunge lo stesso persecutore. E’ la loro una lunga litania di benedizioni che coinvolge l’intera creazione: 51Allora quei tre giovani, a una sola voce, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio nella fornace dicendo: 52«Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, degno di lode e di gloria nei secoli. Benedetto il tuo nome glorioso e santo, degno di lode e di gloria nei secoli…”. (Cf Dan 3, 51-88).

Dopo il peccato tutti facciamo fatica a benedire ed è solo nell’adesione alla Salvezza che la nostra bocca può riprendere a pronunciare la benedizione. Siamo chiamati a un apprendistato della benedizione: il cammino della nostra vita cristiana ci chiede di imparare a benedire, sempre e chiunque. Con il battesimo siamo stati resi capaci di benedire, così che dalla nostra bocca escano solo parole di benedizione, come ci ricorda l’apostolo Pietro: “Siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili. Non rendete male per male né ingiuria per ingiuria, ma rispondete augurando il bene. A questo infatti siete stati chiamati da Dio per avere in eredità la sua benedizione”. (1Pt 3, 8-9). Siamo eredi di quella benedizione che per prima è scesa su Abramo: ”In te saranno benedette tutte le stirpi della terra” (Gn 12, 3). E Paolo ci invita a benedire anche quelli che ci perseguitano: “Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite” (Rom 12, 14).

Beata colei che ha creduto!

43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»”. 

Il dono dello Spirito rende consapevole Elisabetta che non si trova semplicemente davanti a una sua parente, ma alla Madre del Signore! E spiega anche come se ne è resa conto e quali segni l’hanno accompagnata: il bambino che porta nel grembo ha sussultato di gioia. Esattamente il testo dice ha saltato di gioia ed è la stessa parola che troviamo nel salmo 113, quando si racconta l’esperienza dell’esodo dall’Egitto: “Quando Israele uscì dall’Egitto, (…) Il mare vide e si ritrasse, il Giordano si volse indietro, le montagne saltellarono come arieti, le colline come agnelli di un gregge”. E’ lo stesso verbo σκιρτάω (skirtao) che in greco significa appunto avere un fremito, sussultare, saltare di gioia. A questo segno che la coinvolge nel suo stesso corpo, Elisabetta, in un moto di intensissima gioia, proclama la beatitudine di Maria, beata per la sua fede: “E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. E’ la beatitudine più grande e più alta perché crede nelle promesse di Dio e si affida alla sua Parola.

E’ la beatitudine di cui siamo anche noi partecipi, perché abbiamo creduto e continuiamo a credere, come scrive l‘apostolo Pietro: “Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, 7affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. 8Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, 9mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime” (1Pt 1, 6-8).

La tua visita, Signore, ci colma di gioia!

La visita di Maria ad Elisabetta è la visita stessa di Dio a tutti noi. Siamo visitati, siamo amati. E quando Dio ci visita noi siamo liberati dalla paura, risanati dalle nostre ferite, capaci di amare perché amati, di perdonare perché perdonati, pieni di gioia perché la sua visita ci colma di gioia! Giunge il tempo in cui noi, finalmente, benediciamo Dio e, nel suo nome, benediciamo tutte le creature, perché Dio ci ha visitati e redenti, come canta Zaccaria alla nascita di Giovanni: “Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo” (Lc 1, 68). Dio ci ha visitato e ci visiterà ancora: “Verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge” (Lc 1, 78). C’è una visita di Dio che si è compiuta e una visita futura che si compirà infallibilmente, ormai siamo spinti ad amare da questa energia divina che si chiama benedizione!

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