Lectio Divina : “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”

Bibbia

In ascolto della Parola

Tema unitario delle tre letture: “Siamo chiamati a ri-orientarci ogni giorno al Signore che viene”.

Versetto da memorizzare: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” oppure: “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio ”.

Grazia da chiedere: “Signore Gesù Cristo ti chiedo la grazia di comprendere interiormente come rimanere accogliente della Tua venuta ogni giorno della mia vita”. 

Tema della liturgia

In Avvento la liturgia ci presenta alcuni personaggi che, con la loro testimonianza, ci aiutano a vivere l’attesa del ritorno del Signore e a preparare il cuore alla sua accoglienza. In questa seconda domenica troviamo Giovanni Battista, che vive nel deserto e viene preso dalla Parola di Dio, che cade su di Lui e diventa voce che grida, che invita alla conversione e annuncia il perdono dei peccati. Dio ci viene incontro per rinnovare la sua alleanza. Nella prima lettura, tratta dal profeta Baruc, siamo invitati a deporre la veste della desolazione per rialzarci in piedi e continuare il nostro cammino di fede incontro al Signore che viene. L’apostolo Paolo, scrivendo ai Filippesi, li esorta ad essere integri per i giorno del Signore e ricorda anche a noi che “Colui che ha iniziato in voi questa opera buona, la porterà a compimento fin al giorno del Signore Gesù”.

La Parola di Dio cadde su Giovanni, nel deserto

Giovanni figlio di Zaccaria, è nel deserto e la sua figura ci richiama quella citata dal profeta Malachia che parla di un angelo del deserto, cioè di un messaggero inviato da Dio. L’angelo del deserto è colui che va a collocarsi sulla soglia del giardino. E Giovanni Battista nel racconto evangelico si trova a predicare lungo la valle del Giordano, il fiume che fa da confine per entrare nella terra promessa. Il Giordano è una soglia. Varcando il Giordano le tribù di Israele anticamente entrarono nella terra promessa. Giovanni Battista va a collocarsi proprio in quella zona, questo è un modo per ricapitolare tutta la storia della salvezza. E la storia della salvezza, è la storia della visita che ha Dio stesso per protagonista. È una visita da riconoscere. È una visita da accogliere. Il profeta è in grado di riconoscere la visita e di aderire a quella visita. È la storia della visita di Dio. E Giovanni Battista si trova ad essere erede di tutta questa storia sulla soglia della terra promessa. Giovanni è dinanzi a quell’ingresso per ritornare al giardino della vita, per rientrare in esso, Giovanni si attesta su quella soglia: dal deserto al giardino, dall’esilio alla terra.

Il capitolo 3 del vangelo secondo Luca è costruito con molta sapienza teologica. Il capitolo si apre con «l’enunciato dei sette nomi» di personaggi che svolgono un ruolo di riferimento: “Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare ( … )” Ponzio Pilato e poi i tetrarchi, i tre fratelli e poi i due sommi sacerdoti, in tutto sette nomi. Siamo alle prese con lo svolgimento della storia umana. Il capitolo si sviluppa passando attraverso Giovanni Battista e arrivando fino a Gesù.

Con il Battista viene ampiamente citata la predicazione dell’antico profeta, il Deutero Isaia che svolse il suo ministero a Babilonia. È la storia umana che è sempre babilonica. Che sia l’anno quindicesimo di Tiberio Cesare o che sia la metà del sesto secolo a. C. o che sia oggi, non fa molta differenza. Là dove gli uomini sono in esilio dalla vita, Giovanni Battista si presenta in qualità di profeta. Dunque tutto in riferimento alla visita di Dio, sulla soglia di quell’«oggi» che segna la svolta decisiva della storia umana e che fa di questa storia babilonica, una storia di liberazione. Giovanni Battista sta su questa soglia.

Il versetto 2, afferma solennemente che, nel contesto storico che è stato delineato in modo così rigoroso, “la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria nel deserto” il soggetto protagonista è la Parola di Dio. E’ la proposizione reggente: “la Parola di Dio [cadde] su Giovanni nel deserto” Giovanni è profeta perché sta sotto la Parola. e la Parola di Dio è la presenza viva, operosa, efficace, è la presenza del Protagonista. È la «Presenza» di Dio che visita la storia degli uomini. Giovanni sta sotto la Parola, nel deserto, a Babilonia, nell’esilio dalla vita. Giovanni è «presenza», sintonizzata con la predicazione dell’antico profeta: “voce che grida nel deserto: preparate la via del Signore”. 

Il capitolo 40 di Isaia si apre con un proclama che annuncia consolazione a Gerusalemme: «parlatele da vicino, rivolgetevi a Gerusalemme perché ha ancora un cuore». Il fatto che Gerusalemme sia un cumulo di macerie non significa aver perso il cuore. Per questo il profeta grida alle macerie di Gerusalemme, stando a Babilonia! E ora, Giovanni, rievocando la predicazione dell’antico profeta, annuncia che si apre una strada anche per noi. Sappiamo che Giovanni si muove lungo la valle del Giordano.

Un battesimo di conversione

Giovanni parla di un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Ma per renderci conto di quale battesimo di conversione Giovanni sta predicando che bisogna passare attraverso quel che sta scritto negli oracoli del profeta Isaia: “voce di uno che grida nel deserto: preparate la [strada] del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, ogni burrone sia riempito”. E la strada si apre nel deserto, come proclama adesso Giovanni, è la strada del Signore che viene a visitarci. È la strada del Signore nel senso che è la strada che percorre Lui, che apre Lui. «Prepararsi» per noi significa andargli incontro. Significa accoglierlo, riconoscerlo, volgersi verso di Lui. Significa rendersi conto del fatto che Lui viene a visitarci. E che per quanto possiamo essere rintanati in fondo al nostro deserto, per quanto possiamo essere dispersi a Babilonia, per quanto possiamo essere sepolti in qualche periferia di questa creazione, ecco che la strada del Signore si apre perchè viene a visitarci.

E quando Giovanni Battista proclama questo messaggio, parla dei passaggi che riguardano la sua vita personale, ma che riguardano anche il contesto religiosi, sociale e politico in cui egli opera, riguarda anche la sua storia personale. Ricordiamo l’episodio nel capitolo primo del vangelo secondo Luca che noi solitamente denominiamo «visitazione di Maria a Elisabetta ». «Visitazione». Dunque la «visita di Maria a Elisabetta». Ma è la «Visita» che assume un valore sacramentale, un valore rivelativo. È la «Visita» che sta lì a raffigurare visibilmente la realtà di quel mistero che oramai investe la storia umana in tutto il suo spessore. La «Visita» di cui Dio è protagonista. Elisabetta che riconosce la maternità di Maria ha ricevuto l’evangelo. Maria saluta ed Elisabetta risponde alla voce di quel saluto, il termine «voce», la «voce del saluto», la raggiunge nella profondità del cuore e dichiara che il bambino che porta in grembo, Giovanni, “ha sussultato di gioia”. Così Giovanni diventa il consolatore del cuore umano e ci insegna l’attesa, la veglia, per accogliere Colui che vene, la «preparazione». È la strada aperta per la liberazione dall’esilio. Siamo chiamati a dedicarci ai preparativi, a scrutare l’orizzonte perché la strada è aperta per quanto riguarda la liberazione dall’esilio, ed è già motivo di festa. E Giovanni Battista è pienamente, consacrato a questa festa sin dal grembo di sua madre.

Torniamo al cap 3, al v 3, a quel battesimo di cui Luca ci parla. Giovanni predica un «battesimo di conversione». Il battesimo è come un naufragio. Ma, naufragio, di per sé, è quello stato di esilio e di deportazione, segno di quello che avviene nella storia degli uomini che fabbricano Babilonia, poi la distruggono, poi la rifabbricano, poi la ri-distruggono. E così si va avanti di generazione in generazione, uno strazio dopo l’altro e una inondazione di dolori, di tribolazioni, di tutto quello che la nostra storia si è portata dietro fino ad oggi. Ma Dio è all’opera sempre, ci viene incontro per condurci dal deserto al giardino, dall’esilio alla patria.

Ogni carne vedrà la salvezza di Dio

Giovanni parla di questa storia nostra come di un rivolgimento, una svolta radicale: «Ogni monte, ogni colle viene abbassato». E, d’altra parte, è in atto un processo di riempimento di tutte le depressioni: “ogni burrone sia riempito”,  e ci aiuta a reinterpretare questa nostra storia umana: così tutto quello che a noi sembra un naufragio irreparabile, diventa un’occasione in più per prepararci. Le prepotenze demolite, le depressioni riempite: è la strada dell’incontro con il Volto di Dio che ci viene incontro.

Giovanni continua citando l’antico profeta: “i passi tortuosi siano diritti, i luoghi impervi spianati”. I «passi tortuosi» sono tutte le nostre deviazioni. I «deliri delle nostre deviazioni». Per quanto possiamo andare deviando di qua e di là, distraendoci lungo percorsi che ci distolgono dall’incrociare la strada del Signore, non c’è niente da fare: “i passi tortuosi siano diritti” e, malgrado gli ostacoli, cioè “i luoghi impervi”, il Signore sta venendo, ci viene incontro. La strada dell’incontro con il Volto di Dio è aperta. Ed è il Volto che viene a illuminare il nostro volto. Ecco il Volto che ci viene consegnato perché finalmente la «salvezza» di Dio, la sua «vittoria» così come si è realizzata nel suo Messia, realizzi la vocazione alla vita di tutti noi e di ciascuno di noi.

Il brano citato da Isaia 40 si conclude: “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” alla lettera è [ogni carne] vedrà la salvezza di Dio” Il termine «salvezza», è «soterion. È un termine che l’evangelista Luca usa con molta circospezione. «Ogni carne vedrà la salvezza di Dio. E’ la salvezza di Dio che si è fatta vedere, che ha penetrato il cuore umano nella suo abisso misterioso, è la sua vittoria che oramai si è manifestata senza possibilità di smentita. È il Messia intronizzato, è il Volto che illumina la strada. E là dove noi eravamo in fuga da noi stessi e dalla vita, ora non riusciamo più a sfuggire. E il naufragio, che sembra essere così dominante nell’interpretazione della storia umana, in realtà è da intendere in un senso battesimale, nel senso della conversione, delle prepotenze demolite, delle depressioni riempite, dei deliri raddrizzati. Giovanni lo sa: la salvezza di Dio si è fatta vedere. E ogni povera carne umana è chiamata alla festa di questo battesimo di conversione, di questo incontro con Dio che si è fatto uno di noi.

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Liturgia del Giorno

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