Lectio Divina : Introduzione alla Quaresima

BibbiaCon il mercoledì delle Ceneri iniziamo il nostro cammino quaresimale sulle orme di Gesù. Anche noi guidati dalla Spirito vogliamo accogliere questo tempo di grazia per crescere nella fede e nella libera adesione al Signore. Le letture del tempo di quaresima disegnano un itinerario spirituale, allo scopo di purificare il nostro cuore dalle molte scorie e prepararci all’evento della Pasqua, che è il paradigma della nostra vita cristiana iniziata con il Battesimo. Nelle cinque domeniche di quaresima possiamo individuare cinque tappe del nostro cammino, che sono emblematiche di tutta la nostra vita in Cristo.

La prima tappa corrisponde alla I domenica di quaresima il cui tema unitario delle tre letture è la prova dell’autenticità della nostra fede, della tentazione e della verifica della nostra relazione con Dio. Lo faremo contemplando in modo particolare come Gesù vive la tentazione e come supera la prova appellandosi alla parola di Dio. Il contesto della prova è il deserto, immagine della desolazione ma anche della relazione speciale con Dio. Il deserto è anche il luogo del discernimento del cuore, per renderci conto lucidamente da quale spirito siamo guidati nella nostra vita e nelle nostre scelte.

Il card. TOMKO impone le ceneri sul capo del PapaLa seconda tappa, II domenica, ci porta sul monte della Trasfigurazione per confermarci nella fede, facendoci contemplare in anticipo la gloria della Risurrezione di Gesù, il suo volto luminoso e la voce del Padre, che ci colma di consolazione e di gioia. La prima lettura ci presenta Abramo, padre dei credenti, che ha affidato tutto se stesso alle promesse di Dio.

Nella terza tappa siamo insistentemente invitati da Gesù e lasciarci convertire dal Padre, il quale ci concede sempre il tempo necessario, potremmo chiamarla la tappa della responsabilità, quella che ci è chiesta per vivere giorno per giorno la nostra sequela di Gesù, una responsabilità corroborata dalla visione del roveto ardente e dall’acqua viva dello Spirito.

La quarta tappa ci conduce all’incontro con il Padre misericordioso, che rispetta la nostra libertà sino al punto di accettare di essere abbandonato, ma sempre pronto ad attendere il nostro ritorno, ad accoglierci con il suo abbraccio benedicente e a nutrirci con la manna. E’ la tappa del penthos, dell’esperienza del nostro bisogno di salvezza e della gioia di essere salvati. Un tempo per gustare e vedere come è buono il Signore.

La quinta ed ultima tappa, prima dell’ingresso in Gerusalemme, è quella del perdono nell’incontro personale con Gesù, attraverso il sacramento della Riconciliazione. E’ la vita nuova che viene rigenerata dopo il peccato dal perdono che Gesù offre a noi come alla donna adultera. Un incontro indimenticabile che salva la nostra vita dalla morte certa, quella della separazione da Dio, Fonte della Vita. Purificati nella mente e nel cuore, la domenica delle Palme potremo entrare anche noi con Cristo a Gerusalemme e con Lui vivere la sua Passione d’amore, capace di donare la vita liberamente.

Oltre alle tappe del cammino vogliamo ricordare i personaggi di questo itinerario che sono anch’essi cinque:

  • Anzitutto lo Spirito Santo, che ci guida con le sue ispirazioni interiori e, se ci lasciamo guidare da Lui come Gesù, alla fine giungeremo alla meta purificati e gusteremo la beatitudine dei puri di cuore.
  • Poi la Parola di Dio che nutre la nostra vita di fede, perché non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio.
  • Al terzo posto siamo noi, con il nostro desiderio di seguire Gesù e diventare sempre più profondamente suoi discepoli, noi che ci lasciamo ferire il cuore dal suo amore fedele e incondizionato.
  • Al quarto posto troviamo Maria, la santa Madre di Dio, e i Santi che sono i nostri amici Essi mentre intercedono per noi, ci danno anche l’esempio di coraggio e di perseveranza nel cammino e nella lotta contro il male.
  • Infine c’è un personaggio poco gradito, ma che si presenta puntualmente per deviarci dal cammino dietro a Gesù e per confonderci con le sue illusioni: è il tentatore, colui che chiamiamo diavolo, perché come dice il suo nome (diabulus) è specialista della divisione, del dubbio, del sospetto, della separazione da Dio e della divisione tra di noi. Ma è necessario ricordare che comunque il diavolo è uno sconfitto in partenza. E’ come un cane legato alla catena che può farci del male solo se ci avviciniamo, ammaliandoci con le sue menzogne.

Va inoltre ricordato che l’itinerario quaresimale mette in luce la situazione spirituale dell’uomo, sottoposto alla tentazione, per verificare la sua fedeltà al Battesimo ricevuto o che, come catecumeno, si prepara a ricevere. Occorre chiedersi da quale spirito ci lasciamo guidare? Se dallo Spirito Santo o dallo spirito del male. La nostra fragilità creaturale, aggravata dai condizionamenti del peccato, richiede una lotta incessante contro il male e le sue conseguenze, per far posto in noi all’opera dello Spirito ed imparare a fidarci delle sue ispirazioni, che ci educano all’amore e alla fedeltà.

Questa lotta incessante del battezzato con il maligno è significata dalla preghiera di esorcismo durante il rito del battesimo e della conseguente unzione con l’olio per indicare la forza che viene dalla Spirito. Lo Spirito Santo unifica la nostra vita nell’amore, mentre il diavolo la disgrega e la frantuma, proprio come fa la morte.

Nel deserto della prova

Veniamo ora alla liturgia della Parola della prima domenica di Quaresima dell’anno C. Il tema unitario delle tre letture è proprio la verifica dell’autenticità della nostra fede nella sequela di Gesù. Il testo della prima lettura tratto dal Deuteronomio ci ricorda la professione di fede del popolo di Dio, nell’offerta delle primizie dopo il lungo cammino nel deserto e l’insediamento nella Terra promessa. E’ il riconoscimento delle opere compiute da Dio nell’uscita dalla schiavitù dell’Egitto e durante i quarant’anni nel deserto: questo riconoscimento porta all’adorazione di Dio compiuta nella libertà. Nella lettera ai Romani, san Paolo ci ricorda che la professione della fede richiede la purezza del cuore per accogliere la Parola e invocare il nome del Signore con labbra pure. Il Vangelo ci presenta i quaranta giorni di Gesù nel deserto tentato dal diavolo, secondo il racconto di Luca.

Gesù guidato dallo Spirito e tentato dal diavolo

“1Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».”

Gesù è stato battezzato ed è pieno di Spirito santo. Dopo il battesimo si allontana dal Giordano verso il deserto di Giuda e sotto l’azione dello Spirito vi rimane 40 giorni, tentato dal diavolo. C’è un legame molto forte tra battesimo e tentazione, come a dire che se decidiamo di seguire il Signore saremo messi alla prova. Inoltre nel racconto di Luca c’è uno stretto rapporto tra le tentazioni e la passione di Gesù, infatti è detto che dopo la vittoria di Gesù sulle tentazioni, il diavolo si allontana per tornare al tempo fissato, cioè al momento della prova suprema della croce (cf v 13). Luca vede nelle tentazioni come un preludio della passione di Gesù, evidenziando che Gesù non è alle prese solo con uomini ostili, ma con il principe delle tenebre in persona.

L’ordine delle tre tentazioni mette al centro la città santa di Gerusalemme perché essa è il luogo in cui Gesù compie il suo esodo, in cui si compiono le profezie relative alla sua prova e alla sua gloria. La radice di ogni tentazione è l’autosufficienza, la pretesa di poter fare a meno di Dio, e quindi di fidarci più di noi stessi che dell’amore del Padre.

Circa il contenuto delle tentazioni la prima fa riferimento al testo del Deuteronomio 8,3 che ricorda le tentazioni del popolo pellegrinante nel deserto che viene messo alla prova per riconoscere l’amore paterno di Dio, il quale corregge i suoi figli per farli crescere. Al v. 3 il riferimento è proprio all’esperienza della fame vissuta nel deserto affinchè l’uomo capisca che non vive soltanto di pane ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio. Gesù fa riferimento a questa esperienza per respingere il tentatore che lo insidia proprio nel suo affidamento al Padre: “Se tu sei il Figlio di Dio, dì che questa pietra diventi pane”. Gesù ha fame ma è certissimo che il Padre si prenderà cura di Lui, come troviamo nel racconto delle tentazioni di Marco e di Matteo in cui è detto che, subito dopo le tentazioni, gli Angeli servono Gesù (Cf Mc 1, 13, Mt 4, 11).

L’insidia del diavolo è molto forte perché vuole verificare chi è veramente Gesù di Nazareth: è il Figlio di Dio o il figlio del falegname? Evidentemente non lo sa, ma Gesù non cade nella trappola, il suo essere Figlio di Dio non può diventare una merce di scambio. Quel pane offerto dal tentatore è un pane che non sfama, solo Gesù darà il Pane vivo, cioè la sua stessa vita per sfamare la fame di Vita di tutta l’umanità.

Adorerai il Signore tuo Dio e a Lui solo renderai culto

“5Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».” 

La seconda tentazione riguarda la concezione del potere secondo Satana, che afferma con diabolica spudoratezza che il potere mondano è nelle sue mani e se Gesù vuole essere riconosciuto come Re deve rivolgersi a lui, anzi deve fare un atto di sottomissione al suo potere. La risposta di Gesù si ispira ancora al Deuteronomio  “Adorerai il Signore tuo Dio e a Lui solo servirai” (6, 13). Gesù respinge la tentazione di stravolgere il volto del vero Dio con quello degli idoli creati dall’uomo, che promettono molto, ma non mantengono e schiavizzano l’uomo asservendolo al potere, totalmente accecato dalla sete di potere e di dominio sull’altro.

Gesù respinge in modo tassativo tale proposta perché solo il vero Dio, il Padre nostro che è nei cieli, promuove la nostra libertà e responsabilità soprattutto quando ci affida il compito di servire i nostri fratelli. Ci libera dalla paura di perdere noi stessi e dalla schiavitù dell’autosufficienza che conduce alla morte.

Non metterai alla prova il Signore tuo Dio

9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; 11e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 12Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». 13Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato”.

Nella terza tentazione il diavolo adopera la Parola di Dio, in questo caso il Salmo 90, per indurre Gesù a un gesto spettacolare che, secondo i criteri mondani, avrebbe accreditato Gesù di fronte alle folle come il vero Messia. Una tentazione che usa la Parola di Dio contro Dio stesso, anzi esprime la determinazione di voler manipolare Dio per indurlo a fare la propria volontà. Gesù respinge anche questa tentazione appellandosi ancora una volta al Deuteronomio: “Non tenterete il Signore, vostro Dio” (Dt 6, 16a).

Tutte e tre le tentazioni sono finalizzate a stravolgere il progetto di Dio per descrivere un Messia secondo le logiche mondane del potere e della contraffazione della verità. Gesù non è un Messia trionfalistico e manipolatore delle masse, ma l’umile Servo del Signore che prende su di sé il peccato del mondo e le sue conseguenze, sino alla morte, nell’offerta di se stesso fino al dono della vita. Gesù, assorbendo su di sé tutto il male lo fa morire nella sua morte e con la sua risurrezione, dona a noi, peccatori, la vita e la libertà dei figli di Dio. Una vita senza fine.

Entriamo con coraggio e fiducia in questo cammino verso la Pasqua, un percorso che già ci fa pregustare la gioia e la pace, che sono i doni di Cristo risorto. Noi abbiamo già sperimentato la morte e la risurrezione nel Battesimo che abbiamo ricevuto da piccoli e del quale non conserviamo la memoria psicologica, ma possiamo recuperarne la memoria spirituale proprio lungo l’itinerario quaresimale.

In questo tempo lasciamoci plasmare sempre di più dalla Parola di Dio, dal Vangelo di Gesù, dal suo santo Spirito, custodendo un maggiore raccoglimento interiore e un affidamento sempre più totale all’amore del Padre. Buona quaresima!

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