Guarda il cielo: conta le stelle se riesci a contarle

Emanuela ha 21 anni, studia Lettere Classiche alla Sapienza ed è impegnata nel gruppo degli universitari. Ci racconta com’è nata l’idea del Presepe quest’anno e com’è avvenuta la realizzazione. Dal mondo dei giovani, ecco una testimonianza di speranza e del desiderio di fare comunità, un invito urgente a costruire insieme un mondo migliore e vivere davvero il messaggio di amore che Gesù ci ha lasciato.

Il 2020 sarà per sempre ricordato come l’anno del più brutto degli incubi, della distanza, dell’assenza. Il virus che ha cambiato, già lo sappiamo, la storia di questo secolo, ha travolto anche la nostra comunità, il nostro gruppo e la nostra voglia di vivere insieme. Nella nostra parrocchia, però, il presepe è una tradizione irrinunciabile, uno di quegli eventi che vengono aspettati da tutti e di cui si parla già mesi prima della notte di Natale. Noi, giovanissimi e senza esperienza, abbiamo deciso di onorare il ricordo di chi prima di noi ha reso unica la rappresentazione della natività e provare a suscitare un pò di stupore in quest’anno di noia casalinga.

Il progetto del presepe: desiderio di comunione, mani abili e creatività

Il progetto è nato dalla brillante mente della nostra guida, Padre Facundo, e arricchito dall’originalità e le idee di una ventina di noi giovani, ben felici di abbandonare (solo per qualche ora, e rispettando le distanze di sicurezza!) l’isolamento forzato. Potrei raccontarvi di tutta la carta accuratamente piegata, di tutte le volte che ci siamo bruciati con la colla a caldo, per attaccare alle stelle le piccole lampadine che le illuminano, delle ore di playlist di Natale ascoltate (subite, da alcuni!) mentre lavoravamo. Tutto ciò che vogliamo dirvi, però, lo rivela uno sguardo all’insù, verso le nostre stelle.

Simbolo di comunione universale che lega vivi e defunti, vicini e lontani

Il presepe di quest’anno doveva essere, e lo è stato, un simbolo universale, ogni stella un uomo, ogni luce un cuore, e una speranza di rinascita. Questo Natale siamo stati tutti pastori in viaggio, al buio, verso la capanna, con un solo bagliore a guidarli, e abbiamo riscoperto il valore del cammino comune, seppur spesse volte separati e distanti, ormai. Spero che chi vorrà concedersi un’occhiata verso il soffitto della nostra parrocchia, veda risplendere nell’ombra di questi tetri mesi la forza d’animo di noi giovani, resilienti e speranzosi, prontissimi per un nuovo anno, uno nuovo Natale e un nuovo presepe.

Emanuela

Traduttore

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